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"Una storia emozionante da interpretare, capire, raccontare."

La famiglia

La famiglia di Mario Castelnuovo Tedesco era composta dalla moglie Clara Forti e dai due figli Pietro e Lorenzo. Mario e Clara si erano conosciuti intorno al 1915: entrambi avevano vent’anni.
Pietro nacque nel 1925: in America diventerà un importante psichiatra. Lorenzo, nato nel 1930, sarà architetto e pittore. Nel momento in cui vengono promulgate le prime leggi razziali, Pietro aveva appena terminato di frequentare la Terza Ginnasio, e si apprestava ad entrare alle superiori; Lorenzo frequentava le elementari. Mario e Clara presero rapidamente e in perfetta sintonia la decisione di abbandonare l’Italia, proprio con l’obiettivo di salvaguardare i due figli: per consentire loro di continuare a sentirsi uguali ai coetanei.
Ugo, il maggiore dei tre fratelli Castelnuovo Tedesco, nel 1938 era già un avvocato penalista affermato. La sua carriera sarà straordinaria, ed oggi si può affermare che egli è stato uno dei maggiori avvocati penalisti del Novecento italiano.
Guido, l’altro fratello, fu ingegnere presso la Richard Ginori. Fu l’unico dei tre fratelli che prese parte alla Prima Guerra Mondiale. Fu arruolato nel Genio, nel settore dei proiettori che illuminavano l’aviazione nemica per favorire la contraerea. Nelle fasi più cruente della Seconda Guerra Mondiale, trovò rifugio con la sua famiglia e il padre Amedeo a Marciano della Chiana.

I colleghi musicisti

Moltissimi furono i musicisti importanti con cui Mario Castelnuovo Tedesco ebbe modo di relazionarsi. Alcuni di essi ricoprono un ruolo significativo nel nostro film.
Il cognato Fernando Liuzzi fu principalmente musicologo: a lui si deve la riscoperta delle melodie delle laudi del celebre Laudario di Cortona. Alcune laudi furono eseguite in una delle prime edizioni del Maggio Musicale Fiorentino, arrangiate e dirette personalmente da Liuzzi. La nipote Anna Piccardi, nel suo libro A Usigliano sotto le stelle…, ricorda l’evento con queste parole: “Indimenticabile la massiccia figura dello zio sul podio, visto di spalle, mentre sottolineava con gesti eloquenti quella musica che lo aveva, lui ebreo, così profondamente turbato e coinvolto.”
Per Jascha Heifetz, violinista sommo del Novecento, Mario scrisse il Concerto per Violino e Orchestra numero 2 “I Profeti”: Heifetz lo eseguì per la prima volta nel 1933 a New York, con la direzione di Arturo Toscanini. Nel film è rievocata la prima fiorentina, che si tenne nel marzo 1934 al Teatro Comunale: Heifetz fu accompagnato dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Vittorio Gui.
Ildebrando Pizzetti fu il più importante maestro di Mario. Dai primi anni ’10, Mario seguì le lezioni di Pizzetti all’Istituto Musicale Luigi Cherubini: il Cherubini assumerà la nominazione Conservatorio nel 1923.
Nell’estate del 1924, Mario ebbe modo di incontrarsi più volte con Giacomo Puccini, a Viareggio. Al Maestro lucchese Mario fece ascoltare al pianoforte la sua prima opera lirica, La Mandragola, che Puccini apprezzò. A sua volta, Puccini eseguì, per il giovane collega, varie parti di Turandot.
Andrés Segovia commissionò musica a Mario fin dai primi anni ’30. Nel Natale del 1938, Segovia si recò a trovare Mario a Firenze. Fu un gesto coraggioso e di grande amicizia, che contribuì a rassicurare Mario e a fargli recuperare fiducia nel futuro, in un momento in cui tanti colleghi gli avevano voltato le spalle.

Altri ruoli

Nel film sono inoltre presenti ulteriori personaggi significativi. Giulio Bignami, il giovane e talentuoso violinista che avrebbe dovuto eseguire “I Profeti” alla radio italiana; il console americano a Napoli, con cui Mario ha un colloquio cordiale, e dal quale viene avvisato delle difficoltà che il governo italiano potrebbe opporre al suo espatrio; Mario Labroca, il collega musicista che riesce a far avere a Mario il sospirato permesso di emigrazione; Alfredo e Bartolomeo, rispettivamente il fattore e il contadino della Villa Castelli-Forti a Usigliano di Lari; i funzionari che Mario incontra al Ministero dell’Interno, ai quali chiede invano il rilascio del permesso di emigrazione; Luisa e Valeria, rispettivamente domestica e istitutrice in casa di Mario e Clara; Donata, la giovane cantante che, nel 1921, esegue L’Infinito in casa di Pizzetti; inoltre due giovani attori per interpretare Mario nei flashback dal 1912 al 1921.

Un luogo caro

Tra i vari luoghi cari a Castelnuovo Tedesco, Usigliano di Lari era quello più intimo: è un piccolo paese dell’entroterra pisano. Nell’immagine sottostante è riprodotto in una cartolina d’epoca, rispetto alla quale il paese è rimasto inalterato. Sulla destra dell’immagine, la grande villa che domina il paese, caratterizzata dalla presenza di un torrino, è l’ex Villa Castelli-Forti, che dal 1915 al 1950 fu di proprietà di Clara Forti e delle sue sorelle.
Mario Castelnuovo Tedesco frequentò la Villa Castelli-Forti per venti anni, dal 1919 al 1939, trascorrendovi periodi felici ed estremamente proficui per la sua ispirazione musicale. Nella villa, Mario e il cognato Fernando Liuzzi ricevevano le visite dei loro colleghi musicisti: si veniva a creare un ambiente intellettualmente molto ricco e pieno di cultura.
Nella nostra sceneggiatura – che riporta fedelmente i fatti storici – Mario si reca due volte a Usigliano di Lari: la prima nella primavera del 1938, quando egli decide di ritirarsi per sei settimane a Usigliano in modo da potersi dedicare in solitudine, senza altre preoccupazioni, alla composizione di un’opera a cui teneva moltissimo, Aucassin et Nicolette; la seconda nel giugno del 1939, quando il compositore, approssimandosi la partenza per gli Stati Uniti d’America, torna a Usigliano per vedere, un’ultima volta, i luoghi e il paesaggio in cui egli e la sua famiglia avevano trascorso tanti momenti felici.

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